Bolzano – Capo Nord

22 Maggio – 5 Giugno 2006 testi e foto di Celestino Girardi

“Speriamo di trovare bel tempo!“ Che illusione ragazzi! Turbolenza al Brennero, nubi basse, pesanti, umide in Austria, Germania, Danimarca e Svezia, fino a Göteborg, dove atterriamo sul mega-aeroporto internazionale “Landvetter” per incontrare alcuni amici e parenti. Ma per il rifornimento dobbiamo raggiungere (pochi minuti di volo) il secondo aeroporto della metropoli svedese, Göteborg Säve. Abbiamo ancora molta strada da fare: risalire la Norvegia, salutare Capo Nord, scendere attraversando la Finlandia, i Paesi Baltici, la Polonia e di nuovo la Germania. I comandi del motoaliante Dimona H 36 sono nelle mani di Andreas Senoner.

Lasciando la Svezia, entriamo in Norvegia accolti da schiarite sempre più ampie, ottima visibilità ma potente vento contrario. Come noto, non si può mica aver tutto dalla vita…! Procedendo verso Fyresdal facciamo l’esperienza che nei fiordi, con il vento di traverso, la turbolenza è garantita! Logico, direte voi che di notte studiate meteorologia!

In fondo troviamo l’ameno aeroportino di Fyresdal, struttura privata come il suo Airpark (vedi:www.airparc.com). Rabbiosi rotori la fanno da padrone; da terra ci comunicano via radio: “vento variabile da tutte le direzioni!” La pista è in leggera pendenza. In vista di un atterraggio impegnativo, dapprima circuitiamo a bassa quota per esaminare la situazione, quindi effettuiamo un passaggio basso, poi riattacchiamo. Constatiamo che nel complesso la situazione è più gestibile atterrando in discesa e verso il lago, avendo inoltre spazi più ampi per un eventuale riattaccata. Decisione corretta, visto che … tutto si conclude bene! Ma queste sono le tipiche situazioni che tra i piloti generano discussioni di fuoco!

Fyresdal è incastonato in un tipico paesaggio lacustre norvegese. L’ambiente è incontaminato, regna il silenzio, la tranquillità, forse anche la solitudine e l’isolamento. I incontriamo un gruppo di piloti tedeschi con i quali proseguiremo verso Capo Nord. Sulle sponde del lago è possibile conseguire l’abilitazione all’idrovolante; basterebbero alcune ore di doppio comando con l’istruttore ed anche il costo sarebbe contenuto.

L’abilitazione all’idrovolante!? Vi rinunciamo, per ora, la faremo quando saremo grandi! Procediamo invece verso nord, la Norvegia è lunga. Mancano ancora due mila chilometri al giro di boa di Capo Nord. La prossima tappa ci porta a Bergen e dobbiamo salire a 7.000 ft on top. Nessuna possibilità di procedere sotto le nubi …

… le quali benevolmente decidono di farsi da parte in prossimità di Bergen. Nel frattempo la visibilità è migliorata notevolmente ed anche nei prossimi giorni godremo di condizioni meteo favorevoli. Eppure, alla partenza, gli esperti ci avevano ammonito: “attenzione, la Norvegia è sempre terribile per la sua meteo!”

Bergen (220.000 abitanti) è bella, linda, graziosa, merita una visita. Fondata nel 1070, gran parte dei suoi edifici sono in legno e spesso anche quelli nuovi o risanati si presentano variopinti, rivestiti in legno. Il porto è uno dei principali e più affascinanti luoghi di ritrovo e si possono ammirare lussuosi yacht, potenti motoscafi. Da qui salpavano i vichinghi con i loro velieri. Oggi Bergen produce navi, acciaio, macchinari elettrici e pullula di gioventù e studenti universitari, della prestigiosa scuola di amministrazione aziendale, del conservatorio.

Stiamo volando entro un promontorio di alta pressione; il nostro Dimona sembra gradire la densità dell’aria e senza difficoltà ci porta in quota, sopra i ghiacciai. Questo è il ghiacciaio di Jostedalsbre, il più possente sulla terraferma europea con i suoi 500 metri di spessore! Oggi la tappa è di 240 miglia e ci stiamo avvicinando al Circolo Polare Artico.

I miei amici sono tutti per natura poco creduloni, non credono ai racconti e pretendono prove provate! Pensando a loro, ecco dunque la certificazione del Sig. Notaio GPS che indica appunto la Latitudine Nord di 66° 33’. In altri termini: stiamo sorvolando il Circolo Polare Artico …

... che attraversa questo fiordo. Da questo punto in poi troveremo 24 ore di luce ed il sole non tramonterà mai nell’ arco dell’intera giornata.

Stiamo volando a fianco del ghiacciaio Svartisen, il secondo per dimensioni in Europa. Parte dai 1500 metri slm e scende fino a 170 metri sul mare. All’inizio del ‘900 era un quarto più esteso di quanto non sia oggi e le ragioni di questa riduzione non sono state ancora completamente spiegate.

Pur essendo verso la fine di maggio, il panorama norvegese è punteggiato di ghiacciai e tutto il panorama è un susseguirsi di mare, montagne, isolette, promontori.

Ci siamo fermati a Bodö, aeroporto civile / militare per fare il pieno e poter così raggiungere tranquillamente le isole Lofoten dove non c’è benzina. Stiamo arrivando a Leknes, principale centro delle isole Lofoten, apprezzate per la rude e selvaggia bellezza delle sue montagne. La popolazione vive di pesca e pastorizia.

La foto dell’albergo è stata scattata poco prima della mezzanotte, alle 23.30, e l’edificio è ancora interamente illuminato dai raggi solari e lo sarà per tutta la “notte”. Siamo infatti abbondantemente a nord del Circolo Polare Artico, dove il sole in questo periodo non tramonta mai (e non sorge mai nelle giornate invernali).

Narvik è una pacifica cittadina di 20.000 abitanti. Dal suo porto (sempre libero dai ghiacci anche d’inverno) e dalla sua stazione ferroviaria partivano i convogli carichi di minerale ferroso diretti verso la Germania nazionalsocialista per la fabbricazione dei cannoni di Hitler. Ancor oggi partono i treni merci con il materiale ferroso destinato invece alle fonderie di diversi paesi europei.

Il mare di nubi (notare il vento di caduta) ci fa capire che abbiamo raggiunto il margine settentrionale del promontorio d’alta pressione e che stiamo entrando nel fronte che ci precedeva. Nei prossimi giorni avremo brutto tempo, pioggia e nuvole basse, molto basse. Ma la marcia di avvicinamento a Capo Nord procede, ora non manca molto.

Hammerfest è l’ultimo aeroporto prima del balzo finale verso Capo Nord. Sono le ore 19.00 del 20 maggio 2006 e, per la verità, Capo Nord l’abbiamo già raggiunto un’ora fa. Ma era completamente coperto dalle nubi e quindi non c’è stato possibile fotografarlo. Pazienza. Domani tenteremo il secondo assalto e per questa sera non ci resta che andare a nanna.

30 giugno: il risveglio è traumatizzante! Dalla finestra della stanza dell’albergo vediamo uno “Status Nebulosus Opacus” così basso che più basso non si può! Di decollare manco se ne parla. Meglio un giro turistico in attesa di tempi migliori e scoprendo che Hammerfest vive di pesca, di industria conserviera, di centrali idroelettriche ed ancor più di estrazione di gas e petrolio. E proprio il petrolio è alla base del diffuso benessere norvegese. Verso mezzogiorno la situazione meteo migliora, la base delle nubi si alza di quel tanto da concederci condizioni accettabili per il decollo.

Eccolo, eccolo, eccolo Capo Nord, lo spuntone di roccia più a nord d’Europa. La sua sagoma è inconfondibile. Nonostante le nuvole basse, abbiamo la fortuna di azzeccare una finestra con discreta visibilità. L’ obiettivo Capo Nord – latitudine 71° 10’ 21” - dunque è raggiunto. Andreas ed io sentiamo che da questo momento la nostra vita ha un senso più compiuto!

Capo Nord si trova su un promontorio alto 307 metri sull’isola di Mageroya. Ma per dirla tutta, in realtà non si tratta del vero punto più settentrionale d’Europa. L’onore spetta ad un altro spuntone roccioso nelle vicinanze. Ma la pubblicità ed il marketing turistico hanno lavorato sodo e –analogamente a quanto successo per la Vetta d’Italia / Glockenkarkopf in Alto Adige – nessuno contesta lo psuedo-primato.

Ora puntiamo a sud-est, imboccando la lunga via del ritorno. Le condizioni meteo sono in peggioramento. Lentamente ma costantemente le basi delle nubi si stanno abbassando. Il tutto per la serie … “il peggio ha ancora da venire…!!!” A pochi minuti di volo da Capo Nord si trova Honingsvag, l’aeroporto più settentrionale d’Europa. L’intenzione era di atterrarvi ma preferiamo proseguire per non farci intrappolare dalle condizioni meteo. Tra poco saremo costretti a volare a pochi metri dall’acqua per non entrare in nube!

Il volo diventa sempre più impegnativo e faticoso. Questa foto è stata scattata in un attimo di tregua, con basi delle nubi un po’ più alte e senza pioggia. Ormai abbiamo lasciato la Norvegia e siano in Finlandia, ossia nella Unione Europea. La Finlandia infatti è nella UE ed ha adottato l’euro mentre la Norvegia ha preferito rimanerne fuori mantenendo la propria moneta (come la Svizzera).

Siamo in territorio russo. Questa stradina intagliata nella fitta vegetazione, in un’area completamente disabitata, viene percorsa dalle camionette di pattugliamento della polizia di frontiera. Alla quale non sfugge il nostro sconfinamento e ci identifica. Al successivo atterraggio ad Oulu i controllori di volo ci “consegnano” le contestazioni delle autorità aeronautiche russe e noi ci troviamo nella penosa condizione di inventare qualche plausibile giustificazione e di dover comunque chiedere scusa.

Proseguendo verso Oulu (Finlandia) le nubi sono sempre più basse e coprono le cime delle montagnole. Le condizioni sono assolutamente marginali, nella migliore delle ipotesi, mentre lo strato superiore è troppo denso ed alto per esser perforato dal Dimona. Non ci resta che avanzare strisciando bassissimi, facendo la barba alle punte degli alberi. Un volo davvero indimenticabile!

Stiamo partendo da Oulu ed ancora piove, con nuvole basse. Ma le previsioni lasciano sperare in schiarite: dopo il decollo dovremmo incontrare tempo migliore. Finalmente!

Non rimpiangerò la Finlandia, paese antipatico per i controlli burocratici e sinonimo di brutto tempo. Sul Mar Baltico (più precisamente sul Golfo di Finlandia), costeggiamo l’Estonia e ci avviciniamo alla Lettonia per atterrare a Riga. Sul mare il traffico navale è scarso ed i colori sono da cartolina

Riga è una splendida città, famosa per i suoi edifici in stile Jugendstil. A partire dal 1991, con la caduta del comunismo, s’è scatenata una vera e propria corsa speculativa: imprenditori, associazioni, enti pubblici e privati, dopo aver acquistato per una pipa di tabacco i fatiscenti edifici Jugendstil e dopo averli risanati (con buon gusto), li hanno rivenduti a peso d’oro. Risultato: Riga conta ora un milione di abitanti ed un migliaio di milionari (in euro) o miliardari (vecchie lire)

Ed occoci in Polonia, a Katzryn (ex Rastenburg). Questa caratteristica copertura in paglia è dell’edificio del locale Aero Club. A cinque chilometri da Ketzryn si trova Wolfschanze, il rifugio di Hitler durante la seconda guerra mondiale, usato in particolare tra il 1941 ed il ’44, e dove Klaus Schenk von Stauffenberg mise a segno il suo (fallito) attentato contro il dittatore.

Indovina indovinello! Riuscite a localizzare le tre piste erbose dell’aeroporto di Ketzryn? (Risposta: la terza è davvero difficile da intravvedere. Si trova nella parte alta della foto e taglia le altre due quasi ortogonalmente).

Augsburg, a nord-ovest di Monaco è l’ultima tappa. Vi atterriamo alle 20.48 dopo una lunga cavalcata che da Bidgoszsc (Polonia) e con tappa per rifornimento a Berlino/Schönhagen ci ha portato in Baviera. E’ il 4 giugno 2006. Ormai siamo a casa! Domani, con il solito slalom tra le nubi alpine, attraverseremo il Brennero. Fine dell’avventura.

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