Dalle dolomiti...

...al deserto tunisino

4 - 15 maggio 2005 Testo e foto di Celestino Girardi

La partenza non poteva esser delle migliori! Cielo sereno, temperatura gradevole e vento in coda. Fino ad Olbia il volo è un vero piacere ed il motoaliante Dimona, stracarico come un ...cammello, corre come una freccia! Che pacchia! Il programma è intenso e non vediamo l'ora di arrivare in Tunisia per sorvolare il deserto e le oasi.
Nella seconda tappa, da Olbia a Monastir, la visibilità rimane sempre ottima ma il vento oggi è forte, fino a 50 km/h e soprattutto contrario. Aggiungeteci una buona dose di turbolenza e, come contorno, le indicazioni contraddittorie dei controllori di volo quando chiediamo se la zona P (Prohibited) di Tortolì è effettivamente attiva o meno. Sul mare tutto fila liscio e sul punto di ingresso OSMAR (confine tra la FIR Roma e la FIR Tunis) veniamo presi in consegna dai controllori tunisini. Non manca lo stupore quando raggiungiamo la capitale Tunisi e constatiamo le sue dimensioni metropolitane.
I controllori tunisini sono "stringati", essenziali e chiari. L'autorizzazione ai sorvolo del grande aeroporto internazionale di Tunisi viene concessa immediatamente e senza particolari condizioni. Ci chiedono semplicemente di riportare i due punti di ingrezzo CN e CN2 a nord e, all'uscita a sud sorvolando i punti CE1 e CE. Tutto come pubblicato sulle
cartine di avvicinamento ed aeroportuali.
Monastir è la nostra destinazione odierna e l'aeroporto è in vista dopo poco meno di tre ore di volo, nonostante il robusto vento contrario. Ma prima di metter piede sul suolo africano dobbiamo fare i conti con le difficoltà di atterraggio. Il controllore (anzi, la signora controllore) ci informa che il vento è a raffiche fino a 35 kt di traverso. E questa volta "di traverso" significa che soffia proprio laterale di 90 gradi. Siamo nettamente fuori dai parametri ufficiali ed oltre le performance garantite dalla casa costruttrice del Dimona, ma Andreas Senoner, ai comandi in questa tratta, compie un vero capolavoro di atterraggio.
Quando il carrello è stabilmente al suolo ringrazio il buon e potente allah per l'accoglienza, che peraltro avrei preferito più tranquilla! A lato della taxiway che ci porta al parcheggio troviamo questo rottame abbandonato. È quanto resta di un ex-aeroplano dopo lo sfortunato atterraggio e capotamento regalato da un analogo forte vento al traverso. Certo è che non dimenticherò facilmente l'atterraggio sull'aeroporto di Monastir.
Dopo lo stress dell'atterraggio a Monastir, una giornata libera cade proprio a pennello e ci permette di raggiungere Kairouan, una 30ina di chilometri da Monastir, verso l'interno. La cittadina è un centro di cultura e religione islamica, ma è nota anche per i suoi tappeti. La moschea è la quarta per importanza in Tunisia, dove per altro, la popolazione si sta progressivamente laicizzando. I mussulmani praticanti, mi dicono, sono poco più di un terzo, con quotazioni in ribasso tra i giovani. In altri termini: tempi duri anche per allah!
Per entrare in Tunisia non basta il solito piano di volo, è richiesta anche una "permission" di cui parleremo nelle "istruzioni per l'uso" (vedi l'ultima di queste foto in fondo pagina). Altrimenti, senza "permission" avrete qualche gattina da pelare con le autorità tunisine le quali vi consiglieranno di lasciar perdere il volo e di darvi all'ippica. Questo pilota, in via precauzionale, tenta di garantirsi il futuro non solo con l'ippica ma anche con i cammelli.
È d'obbligo un bagno di folla con immersione nel suk. Il mercato offre di tutto: dalle ciabatte alla verdura, dai CD regolarmente contraffatti al peperoncino piccante come un'atomica, fino alla ferramenta usata e tanto altro ancora!
Le condizioni igieniche del mercato sembrano prestare il fianco a qualche perplessità. Ma il responsabile dell' Ufficio Igiene sostiene di fare tutto il possibile e comunque di trovarsi spesso con le mani legate. Forse proprio come queste galline alla quali, per prevenire ogni tentativo di fuga, sono state legate le zampe. Poveri polli, direte! E allora provate voi a vendere le galline all'aperto e fuori gabbia. Se vi scappano, tutti vi rideranno dietro e vi daranno del ... pollo!
A Monastir abbiamo fortuna con la benzina e possiamo fare il pieno. La prossima tappa ci porta verso il deserto, verso Tozeur con prua 270° (vedi cartina geografica). Ma il Dimona, ringalluzzito dal serbatoio colmo, ci porta dapprima verso sud, verso El Djem, località nota per il suo monumentale anfiteatro (al centro della foto) risalente all'epoca romana. Non sappiamo se sia nato prima il colosseo o prima l'anfiteatro di El Djem, o l'uovo o la gallina. Mi pare invece certo che i signori romani a quei tempi erano sempre in trasferta...
Ci stiamo avvicinando sempre più alla zona completamente desertica, al deserto "Grande Erg Orientale". L'unica coltivazione possibile è quella del dattero. Le piantagioni sono curate con sorprendente precisione geometrica.
Anche il volo verso Tozeur e sul deserto è poco confortevole: ancora forte vento contrario ed ancora salti e sballottamenti. La causa della turbolenza è presto svelata: sono le ultime propaggini settentrionali della grande catena montuosa dell' Atlante. I monti dell' Atlante meritano rispetto: nella zona marocchina raggiungono e superano i 4.000 metri e vi si trovano vere e proprie stazioni sciistiche!
Dopo tre ore e mezza di volo stiamo entrando in finale sulla lunga pista di Tozeur. Un pizzico di emozione la si prova raggiungendo questo aeroporto costruito in pieno deserto. Più a sud le cartine aeronautiche portano la scritta "inhospitaly area", ossia una zona dove i servizi sono carenti ed eventuali soccorsi saranno forniti solo parzialmente o in ritardo. Vi sorgono altri aeroporti; alcuni sono abbandonati ma ancora segnati sulle cartine. Dunque, per la serie "uomo avvisato"...
La sabbia arriva fino al bordo della palazzina aeroportuale. E fin dove vuol arrivare?!? Il traffico a Tozeur è composto prevalentemente da voli charter di turisti che si recano a visitare le oasi o si addentrano nel deserto con fuoristrada o con carovane di dromedari.
A Tozeur non c'è benzina. Il nostro arrivo era stato preannunciato ed anche la benzina (automobilistica) ordinata appositamente per noi e per il gruppo di velivoli giunto dalla Germania con il quale ci siamo incontrati. Dunque, se ancora non l'avete capito, la benzina era stata procurata in via eccezionale per noi, solo per noi perché noi siamo noi! Il rifornimento comunque s'è svolto regolarmente grazie anche alle performance di questo simpatico ed atletico ragazzo.
Sullo sfondo si nota L'albergo. In primo piano: l'autista del fuoristrada da noi noleggiato. A Tozeur operano una ventina di agenzie; ciascuna dispone di una decina di potenti fuoristrada climatizzati, con autisti che ogni giorno accompagnano i turisti fino alle oasi o nel deserto, senza abbandonarli e nel pomeriggio ... li riportano benevolmente in albergo!
L'oasi di Chebikha e di Tamerza presso Nefta. Nella lotta tra sole, acqua e sabbia alcunebattaglie vengono vinte dall'elemento umido. Le oasi sono molto fertili e garantiscono la sussistenza alla popolazione per 12 mesi all'anno. Periodicamente si scatenano temporali di particolare violenza che distruggono le abitazioni delle oasi costruite in tufo. In questo caso il paese è stato ricostruito un po' più in basso.
Da dove mai verrà l'acqua di questa sorgente dell'oasi in pieno deserto? Per diverse notti non sono riuscito a chiudere occhi, tormentato da questa idrico arcano! Comunque la sorgente a getto continuo offre un ambiente ideale per pesciolini, serpi d'acqua, rane, rospi, scorpioni e quannt'altro.
Durante il viaggio di trasferimento, in pieno deserto ci imbattiamo nel cartello "attenzione cammelli"! Ah, ah, ah che ridere! Cammelli in mezzo alla strada!!!
Ed invece eccoli qua i dromedari in carne ed ossa in mezzo alla strada! Vivono all'aperto, 12 mesi all'anno e sono quindi selvatici. Ma non sono timidi e si lasciano avvicinare facilmente, noi e loro reciprocamente incuriositi. Il valore di un dromedario oscilla tra i 750 ed i 1000 dinari. Ma questo non mi dice molto ed alle mie richieste di approfondimenti mi ricordano che una donna in caso di matrimonio deve portare una dote equivalente a 4 dromedari. Vero? Falso? Booh!
La strada attraverso il deserto è asfaltata ma il vento ormai ha ricoperto tutto con uno strato di sabbia.
Visita ad uno stabilimento per la lavorazione dei datteri. Tutto il lavoro di pulizia, selezione, imballaggio ecc, viene fatto a mano, da mani esclusivamente femminili, dattero per dattero, uno alla volta, per l'equivalente di 8 dicasi otto euro al giorno. Penso che da grande non andrò a lavorare in un magazzino di datteri.
Nessuno vi ha mai detto che la terra del deserto, se adeguatamente annaffiata, sarebbe molto fertile? Nessuno? Allora ve lo dico io che nel deserto ci sono stato! Ed a dimostrazione, guardate la foto: la strada non ha mai visto una goccia d'acqua. Le zone laterali invece vengono regolarmente annaffiate con l'acqua prelevata da un vicino pozzo.
Questo è un altro miracolo. Sembrano apparentemente normali serre. Invece vi si pratica la "termoagricoltura". La sabbia desertica viene riscaldata tramite una rete di tubi nei quali scorre acqua a 70° prelevata a 2000 metri di profondità. Per l'irrigazione si usa acqua più superficiale a temperatura normale ...
...ed ecco il rigoglioso risultato della termoagricoltura desertica: meloni, angurie, pomodoro, verdura varia che maturano in anticipo e che quindi possono essere immessi sul mercato come primizie. Un melone viene venduto a 3 euro. Gli altri agricoltori (europei), con la marea di prodotti venduti successivamente, devono accontentarsi di una frazione del guadagno garantito dalla termoagricoltura.
Nulla da ridire sulla qualità dell'hotel. Stile palesemente arabeggiante, aria condizionata, piscina ecc. ecc. La cucina invece è la solita internazionale con qualche pietanza tipica locale, con carne poco saporita e dura, un buon allenamento per la dentiera!
Intanto il Dimona rimane a cuccia sull'aeroporto di Tozeur. Ci ha atteso pazientemente, da bravo ragazzo, ben coperto dal pigiamino, con i sacchi di sabbia danti alle ruote, con i diruttori estratti e coperto in modo che la sabbia portata dal vento non infastidisca i suoi bronchi, che nel suo caso vengono più comunemente chiamati filtri dell'aria.
Lasciamo Tozeur ed il suo ambiente desertico per dirigerci verso Djerba. Sorvoliamo Shatt al Jaridd, un deserto di sale grande, grande, grande. Sarà lungo almeno 200 chilometri. È attraversato da un'unica strada sulla quale di tanto in tanto intravediamo i gipponi dei turisti. Le guide preavvisano: è vivamente sconsigliato abbandonare la strada/pista ed avventurarsi al largo sulla superficie del lago/deserto salato. Se vi succede qualcosa vi troverete abbandonati al vostro destino!
Ancora un'escursione verso l'interno. Dopo re ore di pullman, improvvisamente dietro un curvone appare Chenini, villaggio berbero. La prima impressione è di esser tornati indietro nel tempo di un migliaio di anni!
La popolazione berbera è di circa 200 mila anime. Tendenza al ribasso. Ma la guida che ci accompagna in visita al villaggio si presenta fiera delle proprie origini. Ed oltre ad un perfetto arabo ed altrettanto perfetto francese parla un buon tedesco.
Questa donna berbera non ha gradito d'esser fotografata. Dopo lo scatto mi ha rivolto inequivocabili gesti di disappunto e le frasi in stretto dialetto arabo-berbero erano chiaramente comprensibili nel loro significato! La popolazione berbera è in ribasso a causa dei matrimoni misti con partner di altri gruppi con successivo abbandono del villaggio. Va tenuto presente che le località turistico-balneari sulla costa esercitano un forte richiamo con l'offerta di posti di lavoro meglio retribuiti rispetto alla pastorizia nomade.
Le abitazioni sono povere e fatiscenti. Gli abitanti di Chenini sostengono di non avere i soldi per risanarle ed attendono aiuti e sostegno dalla mano pubblica. La quale a sua volta dichiara di non avere disponibilità. Il villaggio pertanto pare sulla strada della rovina. Questa abitazione risanata mostra come potrebbe essere l'alternativa.
I locali delle abitazioni scavate nella roccia offrono una temperatura gradevolissima sia d'estate che d'inverno e che personalissimamente stimo in 22 gradi Celsius pari a 39,6 gradi Fahrenheit (!?!?)
Questo giovane ragazzo berbero mi si avvicina senza proferire parola. Allunga la mano e chiede un'offerta. Nei suoi occhi non leggo la fierezza della guida turistica. Gli regalo un dinaro, si lascia fotografare e se ne va sparendo dietro un angolo senza aver mai aperto bocca. Provo un certo imbarazzo nell'avergli fatto l'elemosina anche se a fine giornata ...
... avrà portato a casa più soldi del padre, pastore nomade, che di buon ora lascia il villaggio per risalire con i suoi dromedari la mulattiera e recarsi oltre il crinale a pascolare gli animali e raccogliere qualche dattero. Mi chiedo quale futuro attende quel ragazzo. E, continuando a chiedere l'elemosina, con quale fiducia in sé stesso e con quale tipo di autostima crescerà?
Siamo a Djerba, nota località turistico-balneare. Il traffico aereo è intenso con decine e decine di charter che ogni giorno scaricano maree di turisti. Si tratta dunque di uno scalo importante e trafficato ma la benzina non c'è! Dobbiamo quindi arrangiarci e con un taxi ed alcune taniche raggiungiamo un distributore non proprio vicinissimo. Dopo aver chiesto tutte le autorizzazioni al comando di aeroporto ed alla polizia entriamo con le taniche in mano e possiamo rifornire il prode Dimona sotto il controllo di un funzionario aeroportuale.
La mia stanza d'albergo a Djerba è posta al pianterreno. Davanti al balconcino c'è un aiuola. Quando mi sveglio osservo con incredulità e stupore queste tracce: sono quelle lasciate da una vipera del deserto, quella che avanza spostandosi lateralmente. Per chi non l'avesse mai provato: il suo morso è velenoso, anzi mortale, anzi molto mortale!
Ormai siamo a Malta, sulla via del ritorno. Ma la partenza da Malta si presenta difficile. Nuvole basse, vento (di nuovo) contrario, visibilità ridotta e  turbolenza ci consigliano di rinviare il decollo. Sarà un'attesa di diverse ore e sul volto degli intrepidi piloti si legge in pieno tutta la perplessità. Partire o non partire? Questo è il dilemma!
Intanto sulle ali del Dimona rimangono evidenti le tracce della sabbia. Lavare il velivolo è un sogno irrealizzabile.
In qualche modo riusciamo a decollare da Malta per destinazione Lussino/Losinj in Croazia con scalo a Reggio Calabria per rifornimento. Le condizioni meteo rimangono veramente difficili. Su questa tratta di volo preferiamo stendere un velo di silenzio, ricordando che certe cose ... non si dovrebbero fare ... ma bisgna saperle fare! Qui siamo in finale a Lussino/Losinj, in Croazia. L'avventura africana è conclusa ed ormai ci sentiamo quasi a casa.

VOLARE IN TUNISIA: ISTRUZIONI PER L'USO

  • Per l'ingresso in Tunisia è richiesta una "permission". La domanda va inoltrata con almeno tre giorni di anticipo, via fax, alla direzione aeroportuale dell'aeroporto d'ingresso. Oltre alla "permission" è richiesto naturalmente il piano di volo (anche questo da spedire con tre giorni di anticipo indicando nella casella 18  il DOF = Date of Flight, ossia la data prevista del volo).
  • Se vi recate in Tunisia assieme ad un certo numero di altri aerei di AG, probabilmente la cosa verrà ritenuta "manifestazione turistica". In questo caso viene richiesta l'autorizzazione anche del ministero tunisino per il turimo.
  • Il piano di volo è obbligatorio anche per tutti gli spostamenti interni.
  • Noi abbiamo inoltrato tutti i piani di volo per l'ingresso, per gli spostamenti interni e per l'uscita tramite l' AAIS ( Advanced Aeronautical Aviation Service) di Francoforte (Fax: 0049/69 78072 535). Ma questa procedura non è indispensabile e possono esser presentati anche singolarmente e "privatamente" con le consuete procedure presso gli ARO.
  • Le carte aeronautiche VFR/GPS non coprono la Tunisia. Le carte USAF TPC 1:500.000 come pure le ONC 1:1.000.000 sono di scarsa utilità. Meglio ricorrere alle carte IFR  E(LO) JEPPESEN EUROPE - LOW ALTITUDE ENROUTE CHARTS 13 e 14 ed alle analoghe carte della Jeppesen A(H/L) AFRICA IGH/LOW ALTITUDE ENROUTE CHARTES 1 e 2. Sono di facile reperibilità presso tutti i negozi /rivendite di materiale aeronautivo.
  • L' AIP tunisino è consultabile su internete: www.oaca.nat.tn sullo stesso sito www.oaca.nat.tn/english/index_pro_services_eng.htm  si possono scaricare e stampare le carte aeroportuali, di avvicinamento, di transito, di uscita, le frequenze degli enti di controllo, dei VOR ed altro ancora.
  • Il carburante (benzina AVGAS 100 LL e/o automobilistica) è un punto dolente. Il rifornimento è garantito solo a Tunisi. Sugli altri aeroporti la disponibilità di benzina (nonostante le indicazioni pubblicate sull' AIP) non è sicura. Meglio accertarsi telefonando in anticipo.

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